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del 2 novembre 2000

La moschea? Polemica indegna

di Paolo Foschini

Albertini: sono meravigliato del clamore suscitato
da un atto amministrativo. Cortei in via Meda

La moschea di via Meda? Una «polemica indegna di un paese civile»: questo il giudizio del sindaco Albertini sulla querelle scoppiata ormai da giorni intorno alla vicenda. «Sono meravigliato da questo grande subbuglio», ha detto. E così, all'indomani di uno scontro che ha finito per spaccare il polo stesso e mentre i partiti fanno di tutto per rinfoderare le armi, le schegge della controversia si spostano direttamente in strada: dove ieri sera un pugno di cittadini sfilava in via Meda per protestare contro il «nuovo» edificio mentre un gruppo di anarchici manifestava 200 metri più in là per protestare contro i primi.

L'ultimo atto della faccenda, almeno fino a ieri, continuava ad essere l'approvazione finale – decisa l'altra sera in Commissione – della richiesta di un gruppo di italiani convertiti all'Islam di ristrutturare e adibire a piccola moschea un edificio che in via Meda è già da tempo destinato a luogo di culto. «Sono un po' meravigliato – ha detto ieri Albertini – del fatto che un atto amministrativo, la concessione edilizia per un luogo di proprietà privata, senza l'impiego di denaro pubblico, per un'attività lecita come il culto religioso, abbia suscitato questo scandalo. Si tratta di una circostanza che in un paese civile non suscita tante polemiche. Qualcuno, qui, ha voluto farle a tutti i costi. È una sua libertà. Ma sono polemiche in cui io non mi riconosco».

Fatto sta che ieri sera un gruppo di aderenti al Fronte dei cittadini, guidati dal consigliere di An Giovanni De Nicola («Potevamo essere di più, ma c'era la partita…»), ha acceso le fiaccole e ha dato il via a una sfilata di protesta che ha percorso tutta via Meda, concludendosi proprio nei pressi dell'edificio in discussione. Sconfessata come una «becerata» dallo stesso capogruppo di An Roberto Predolin («In effetti – ammette De Nicola – ci sono rimasto male»), la fiaccolata era aperta da uno striscione che diceva «Sì alla libertà di culto, no alla ghettizzazione del quartiere»: ha risalito via Meda da via Cermenate e si è conclusa poco prima di raggiungere via Tibaldi.

Gli altri, quelli del centro sociale Torricelli, li aspettavano con i gavettoni in tasca e col progetto di tirar loro addosso qualche palloncino d'acqua, all'insegna dello slogan «Spegnamo le fiaccole del corteo fascista». Solo che li aspettavano nel posto sbagliato, e cioè assai più verso il centro, e cioè davanti appunto alla moschea della discordia: là dove il primo corteo non è mai arrivato.

È finita con la polizia a tenere a bada la situazione, con qualche strillo nei megafoni di entrambe le parti, e con i palloncini che – comunque – sono rimasti tutti in tasca. – (Fine)


Don Rigoldi: rispettare tutte le coscienze

di Luigi Ferrarella
(ferrarella@rcs.it)

Don Gino Rigoldi, cappellano del Beccaria: da sacerdote si sente minacciato dalla moschea?

«La maniera migliore di essere cristiani è vivere il cristianesimo e perciò non ho paura che i musulmani divorino la mia fede. Forse perché non ho mai pensato di dover essere io a salvare la pelle al Pdreterno…».

Stupito dalle reazioni?

«Una delle cose per le quali i sacerdoti lavorano è proprio la vita spirituale, è la preghiera, è il rispetto della coscienza delle persone e del fatto che preghino il Dio che ritengono giusto pregare».

Anche in casa cattolica, tuttavia, qualcuno ha storto il naso.

«Vecchi preti integralisti. Ma Dio è molto più grande dei piccoli cervelli e dei piccoli cuori, si fa trovare in fondo a tante strade. Certo, quella privilegiata è il cristianesimo. Ma per tutti c'è anche la via della propria coscienza».

Dopo il via libera del Comune, però, ripartono le proteste.

«Di cattivo gusto. E di mancanza di senso morale. Ormai è chiaro che, per certi politici, questi temi sono soltanto un palcoscenico strumentale alla loro visibilità, sono luoghi di esibizione per chi coltiva l'idea, assai vicina al pregiudizio, che se 100 musulmani si mettono a pregare insieme, allora chissà cosa succede…».

Eppure sono idee che fanno presa sull'ansia di parte del quartiere.

«È vero, ma questo accade perché la gente è sempre più isolata e chi è solo è portato a vedere tutti i diversi da sé, specie se per colore e religione, come potenziali nemici. Lo diventeranno, eccome, ma solo se continueranno ad essere emarginati nelle periferie milanesi come lo sono stati nella “banlieu” parigina. Da arrabbiati a violenti. Senza che c'entri la religione”.


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