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del 25 luglio 2001

Prete svela segreto confessionale
e risolve delitto

NEW YORK — Per 12 anni padre Joseph Towle ha portato con sé un terribile segreto, mentre esercitava la sua attività pastorale nelle strade del Bronx. Sapeva che un delitto, per il quale sono in carcere due giovani, era stato commesso da un loro amico. Ma si sentiva vincolato dall’aver ricevuto la confidenza in via riservata.

Adesso padre geusita Towle, un “prete di strada”, ha deciso di raccontare il segreto in un’aula di giustizia di New York. Il passo sta aprendo le porte del carcere per Ruben Montalvo e Jose Morales, trentenni, in cella da quando erano adolescenti. Morales potrà già lasciare il carcere, in attesa che prosegua l’iter per la revisione del suo processo. La decisione è stata presa dal giudice Denny Chin, che ha trasmesso ora la vicenda alla Corte d’appello, perché valuti i prossimi passi da compiere. Resta invece ancora da definire la posizione dell’altro detenuto, Montalvo.

Secondo il giudice Chin, la deposizione di padre Joseph Towle è tale da far ritenere impensabile che una giuria avrebbe potuto condannare Morales e Montalvo, se avesse avuto questi elementi in mano. «Le prove in questo caso erano incredibilmente esili. Non posso immaginare che una giuria ragionevole li condannerebbe», ha commentato Chin, respingendo le riserve dei procuratori che non volevano la scarcerazione e si oppongono al nuovo processo.

Sulla testimonianza del sacerdote si è aperto un singolare dibattito. La Chiesa cattolica lo ha autorizzato a fare la rivelazione, non ritenendo che la confidenza ricevuta dal gesuita fosse una confessione “formale”. Ma i procuratori, spalleggiati da alcuni teologi, non sono d’accordo e daranno battaglia nel nuovo processo: padre Towle diede l’assoluzione al giovane che gli rivelò di essere un omicida e quindi si trattò di un sacramento, che come tale è stato infranto. La legge dello stato di New York vieta di utilizzare in aula informazioni raccolte da preti cattolici nel segreto della confessione.

Il gesuita ha raccontato al giudice che una sera d’inverno del 1989 fu chiamato a casa di Jesus Fornes, un ragazzo che lui stesso aveva accompagnato alla Prima Comunione. Fornes, che faceva parte di una gang di strada, gli “Wolf Pack”, è morto quattro anni fa, ucciso in una guerra tra bande. In quell’appartamento nel South Bronx, una delle zone più difficili della città, Jesus svelò al prete di essere lui l’autore di un delitto avvenuto due anni prima: la morte di Jose Antonio Rivera, massacrato con una mazza da baseball in un parco.

Montalvo e Morales erano in cella per quell’omicidio e in quei giorni si stava per concludere il processo d’appello. Jesus si presentò al processo per raccontare la sua verità, ma era troppo tardi e la sua testimonianza non fu accolta. La giuria ritenne che ci fossero prove sufficienti per condannare Montalvo e Morales, accusati dalla fidanzata della vittima. Dopo la morte di Fornes, il gesuita si è messo in contatto con i due ragazzi – condannati a 15 anni di carcere – ed ha cominciato a pensare che Jesus avrebbe voluto da lui un gesto che li scagionasse.

Ma il passo era complesso. È stata avviata la causa federale per dimostrare che sono stati violati i diritti costituzionali dei condannati. La Chiesa ha appoggiato la scelta del sacerdote: l’Arcidiocesi di New York, ha detto il portavoce Joseph Zwilling, ha convenuto che quella ricevuta dal prete fu una “conversazione confidenziale” e lo ha autorizzato a deporre. La procura ha fatto di tutto per opporsi, difendendo la validità delle indagini e sostenendo che è stato violato un sacramento. «Sono un teologo ed un pastore con una lunga esperienza – ha detto padre Towle, 65 anni – e so giudicare se questa cosa poteva o meno essere divulgata».


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