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del 25 maggio 2001

Gli investigatori dell’inchiesta romana:
nei diari degli arrestati la lista dei clienti, molti i nomi eccellenti

Veronesi: fermiamo i pedofili con i farmaci

di Margherita De Bac
mdebac@rcs.it

ROMA — Farmaci per curare i pedofili. È la proposta rilanciata dal ministro della Sanità, Umberto Veronesi. Che, in particolare, pensa a un’iniezione a base di una sostanza antiandrogena da somministrare una volta a mese: «Non escludo che i pedofili recidivi, incorreggibili, se consenzienti possano essere trattati con questi farmaci». La cura è stata sperimentata in Israele dove la scorsa estate il ministro ha inviato uno specialista per vedere come funziona: «Ma è solo un’ipotesi di lavoro», aggiunge. Vivaci reazioni: «Una follia, ricorda i nazisti». Giudizi negativi dal mondo della giustizia: «Un’offesa alla dignità umana». Sul fronte dell’inchiesta si esaminano le agende degli arrestati. Contengono la lista dei clienti. Tutti ricchi: molti i nomi eccellenti.

Veronesi: «Farmaci per curare i pedofili»

«È soltanto un’ipotesi. Naturalmente ci vorrebbe il consenso del paziente»

ROMA — È legale da diversi anni in Francia, Danimarca e Svezia come punizione estrema per i maniaci sessuali già in carcere. È ammessa in diversi Stati americani. Da noi nessun giudice è mai arrivato ad imporla. E ora il ministro della Sanità la prende in considerazione per guarire i pedofili recidivi. Castrazione chimica, ma Umberto Veronesi non pronuncia mai questo termine così sgraziato: «Non escludo per niente che queste persone possano essere trattate farmacologicamente – dice –. Sono convinto che i recidivi, i cronici, quelli che non hanno autocontrollo e arrivano al punto in cui la pedofilia diventa una psicosi, una malattia mentale ossessiva, possano essere curati con i farmaci, sempre con il loro consenso. Ci sono medicinali, infatti, che riducono i livelli di aggressività sessuale». Una proposta, niente di concreto: «È un’ipotesi di lavoro – precisa Veronesi –. Stiamo verificando». Sostanze già commercializzate anche in Italia con altre indicazioni e capaci di spegnere la libido sessuale, di questo parla l’oncologo. Si riferisce, in particolare, ad una terapia sperimentata all’università «Ben Gurion», in Israele, che avrebbe guarito alcuni pedofili detenuti nelle carceri di Gerusalemme: 24 uomini su 30 non sono più ricaduti nel vizio. La scorsa estate uno specialista inviato dal nostro ministero andò a vedere come funzionava.

I malati del sesso con i bambini ricevono per via intramuscolare un antiandrogeno, la triptorelina, che agisce sull’ipofisi e blocca sul nascere la produzione del testosterone, l’ormone del desiderio sessuale, legato a doppio nodo alla mascolinità. Un’iniezione al mese sembra sufficiente a placare una persona con istinti deviati. «Ma l’effetto del farmaco è reversibile – fa notare in senso critico l’andrologo dell’università La Sapienza, Aldo Isidori –. Quando la cura finisce, la produzione del testosterone riprende normalmente e così tutti i problemi che ne derivano». La triptorelina è commercializzata anche in Italia, per il trattamento del carcinoma alla prostata. Le sue proprietà nascoste, simili a quelle di un’altra molecola, il goserelin, sono state scoperte da Elizier Witztum. Secondo lui i cinquanta soggetti ora sotto terapia hanno già risparmiato le loro attenzioni a circa 1000 vittime in cinque anni.

Per ottenere la castrazione chimica sono stati provati diversi altri antiandrogeni, ma per bocca (finasteride, estrogeni, ciproterone acetato). Impediscono che il testosterone entri in azione. Gli effetti collaterali però sono molto più pesanti. Mario Maj, presidente della Società italiana di Psichiatria, elenca infine una terza categoria di farmaci candidati a quest’uso, gli antidepressivi di terza generazione, i cosiddetti Ssri, che bloccano le pulsioni ossessive, modulano l’ansia e diminuiscono la libido. Si è appena agli inizi.

In pochi minuti le dichiarazioni del ministro sull’iniezione hanno girato l’Italia. Suscitando scalpore: «Non mi sento di condividere l’idea – commenta Giuseppe Del Barone, presidente della Federazione nazionale Ordine dei medici –, la pedofilia viene equiparata ad una malattia mentale ossessiva. Mi chiedo quale cura verrà somministrata ai bambini adescati». Lo psichiatra Pierluigi Scapicchio inorridisce: «Questo progetto è privo di senso dal punto di vista culturale. Veronesi è un medico impegnato a curare il corpo, non la psiche, e da scienziato vede tra causa ed effetto un rapporto lineare. In soggetti come i pedofili questo rapporto è l’opposto della linearità, ci sono mille altre interferenze».

Nel mondo della giustizia, poco entusiasmo. Boccia la proposta Veronesi il presidente emerito della Consulta, Antonio Baldassarre: «Offende la dignità umana». Giuseppe Frigo, presidente dell’Unione delle Camere penali: «Mi sembra una follia lanciare l’idea di un trattamento terapeutico obbligatorio per i pedofili. Non può che richiamare alla mente il nazismo».


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